Archive for the ‘Not as usual’ Category

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Sergio di Greg (di Lillo e Greg)

Sergio di Greg (di Lillo e Greg)

 

Un post diverso dal solito, perché questa volta a scriverlo non è il vostro amato Pavo bensì il vostro odiato webmaster. Questo vuole essere un post per i nostalgici. Non so quanti di voi sono cresciuti a pane e Lupo Alberto (anche se credo molti :D) e probabilmente tanti di voi si ricorderanno di queste geniali strisce. Sergio. Sergio è un (cito da Wikipedia) varanide antropomorfo di professione detective privato. Continue Reading…

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Lo stato dell’arte

Lo stato dell’arte

Cosa serve per potersi autoproclamare uno che ‘di arte ne sa’ ? Quanti sono i quadri che bisogna aver visto, i pittori che è necessario aver studiato, gli stili che vanno analizzati, quante sono le correnti artistiche delle quali bisogna essere a conoscenza per potersi definire amanti dell’arte? La storia dell’uomo e dell’arte è molto lunga e da quando il sistema educativo ha smesso di imporci di studiarne l’evoluzione tramite la scuola dell’obbligo, non tutti poi si ricordano chi ha dipinto cosa o portano avanti la propria passione (o talento) seguendo avidamente la moderna forma d’arte. C’è qualcosa che però non mi ha mai convinto, qualcosa che mi ha fatto sempre dubitare del peso specifico, dell’importanza, del valore dell’arte di oggi. Continue Reading…

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A truly newyorker: la musica di Kevin Devine

A truly newyorker: la musica di Kevin Devine

Una sera di qualche anno fa, tra le strade dell’Upper East Side di New York, parlando con un amico di identità culturale, derivanze storiche e vertigini più o meno percepite in riguardo a fumi musicali e sociali, il nome di Kevin Devine venne fuori quasi per caso. Mi consigliò di ascoltare qualche sua canzone: un ‘truly newyorker’ lo definì. Ebbene, a distanza di quasi tre anni da quel momento, i suoi lavori restano tuttora un graditissimo ed emotivo cardine della mia libreria musicale. Un talento che seppur di difficile esportazione, offre melodie e liriche che pochi altri cantautori riescono ad offrire. Perchè?  Beh, essere un newyorker significa saper essere in molti luoghi e in molti tempi solo se in grado di sperimentarli. Kevin Devine non solo lo sa. Lo scrive. Lo suona.

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Eureka! Le migliori invenzioni del 2010

Eureka! Le migliori invenzioni del 2010

Alla voce Invenzione, wikipedia scrive:

…è un’idea o una realizzazione che porta ad un avanzamento tecnologico. Secondo il gergo legale si intende una soluzione nuova ed originale di un problema tecnico. Essa può riguardare un prodotto o un processo.”

Si riferisce dunque a tutte quelle cose che, come nella Rivoluzione Industriale, hanno portato una serie di improvvise migliorie in grado di trasformare completamente qualsiasi panorama cui esse si riferiscono. La ferrovia ha cambiato completamente il modo di trasportare le merci (prima si cercava di sfruttare soprattutto sterminate reti di canali artificiali), le macchine hanno aumentato l’efficienza e la produttività, il telefono ha completamente rivoluzionato il modo di comunicare. Rendersi conto, oggi, di come le cose stiano cambiando, è però paradossalmente più difficile. Continue Reading…

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Il padre di tutti gli Spoiler

Il padre di tutti gli Spoiler

Era il 1977 quando la madre di tutte le trilogie usciva al cinema con il suo primo film. Star Wars Episode IV: A New Hope sbalordì l’intero mondo per la sua strabiliante performance grafica e per una storia che già dal titolo (una trilogia che parte dal quarto episodio!?) prospettava misteri irrisolti e affascinanti battaglie stellari. Se poi il film ti propone un incipit del calibro di “A long time ago, in a galaxy far, far away…” allora ti rendi conto di stare per assistere a qualcosa che ti rimarrà nel cuore. Non è del film, amato da milioni di fan e ignorato da altrettante ragazze pronte a sminuircelo, che vi voglio parlare. Nemmeno del perchè in Italia Darth Vader sia stato sostituito con il più pronunciabile Lord Fener, ma del segreto che sconvolgente chiude il secondo capitolo, e che qualcuno aveva già svelato, due anni prima della sua uscita.

Il padre di Luke….il padre, di tutti gli Spoiler! Continue Reading…

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Milano for Dummies (in ordine sparso)

Milano for Dummies (in ordine sparso)

Milano fa schifo. L’ho pensato spesso in gioventù, o per meglio precisare, quando il mio umore vacillava tra l’acido annoiato e l’inconsistenza delle mie giornate da studente supponente. Più che corrispondere a verità era una frase che mi piaceva ripetere, un’idea che mi ero talmente abituato a sottolineare a chiunque incontrassi, soprattutto “forestieri”, che a un certo punto mi sono fermato a pensarci sopra. Lo dicevo perchè volevo distinguermi.

Paradossalmente, lo dicevano tutti.

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Milano for Dummies (parte 1)

Milano for Dummies (parte 1)

Prima di scrivere qualsiasi cosa, devo fare una premessa: Io .Odio. Il .Design. In ogni sua forma ed espressione, senza alcuna eccezione. Ammetto però che quando ho letto questo articolo del NyTimes, l’ho fatto senza pregiudizio. Forse era solo distrazione, ma tant’è: non mi ero accorto che fosse un articolo inserito nel blog del Times, intitolato Culture, e c’è una cosa che ho imparato nella mia lunga esperienza da internauta.

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ott
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L’Italia che non c’è, non ci sarà

L’Italia che non c’è, non ci sarà

Arrivederci, Italia. Il titolo di un articolo che ho trovato stamattina sul nuovo numero del Time. Un morbido saluto dal quale trapela rabbia e malinconia. Non è difficile immaginare, per noi che abbiamo tra i 20 e i 30 anni, di che cosa quell’articolo si accinge a raccontare: di noi. Di tutti quei giovani che la macchina Italia gli sta stretta, perchè i sedili sono pochi e l’unica marcia che riusciamo ad ingranare è la folle. La cosa che più fa rabbia, a noi precari senza pensione ma con troppi sogni e ambizioni, è che per questa decrepita penisola ingolfata, di meccanici che riuscirebbero a sistemarla ce ne sarebbero in giro un sacco. Sì, sempre gli audaci noi. “Chi ce lo fa fare?” : parlando con tanti amici, tanti ragazzi, questa è la domanda che mai nessuno ha tirato fuori. Perchè? E’ paradossale, ma nessuno ci ha mai chiesto di farlo. Continue Reading…

ott
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“I’m on a horse”. L’apoteosi del viral marketing

“I’m on a horse”. L’apoteosi del viral marketing

Isaiah Mustafa ha fallito come giocatore pro di football americano. Anche come attore non è che abbia fatto granchè. Eppure oggi milioni di persone sanno chi è. Non per il nome, quello l’ho appena scoperto pure io; ma le sue smorfie, la sua postura, il suo carisma e la sua parlantina tanto ammiccante quanto bacchettona sono inconfondibili . Isaiah è il protagonista degli spot più efficaci e virali del 2010: quelli di Old Spice. L’avete vista tutti, e avete riso. Un sacco. L’avete condivisa sui vostri social network e l’avete commentata senza fine. Per giorni. Se ancora non vi viene in mente, eccola qui.

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Requiem for a Digg

Requiem for a Digg

Qualche mese fa Wired se ne usciva con un’apocalittica sparata: Internet è morto, dicevano.

Lasciando perdere grafici e resoconti, l’intera teoria si basava sul fatto che ad ucciderlo sarebbe stata l’innovazione tecnologica fondata su Ipad e compagnia bella. Il tempo che spendiamo su internet è di fatto sempre meno dedicato alle pagine web e sempre più deviato su applicazioni di vario tipo. L’esempio lampante è la milionaria creazione di Zuckerberg, ovvero il tanto amato/bistrattato Facebook: 500 milioni di utenti nel mondo. Oggi Facebook è per la maggior parte degli internauti il primo sito visitato al mattino e l’ultimo prima di staccare la spina. E’ questo che spinge a dire che oggi internet, è ridotto ai minimi termini. E’ solo Facebook. E’ solo social network, ma neanche troppo social, a dire il vero. E’ morto davvero? A mio avviso no, perchè da quando internet è diventato commerciale, di ascese e cadute se ne sono susseguite parecchie, e le novità cambieranno semplicemente il nostro modo di rapportarci ad esso e niente più.

Proprio in queste settimane, un altro tonfo ha scosso la comunità di internet: dicono che la vittima, la fossa se la sia scavata da sola. Continue Reading…