Archive for the ‘Not a brand new thing’ Category

dic
0

A truly newyorker: la musica di Kevin Devine

A truly newyorker: la musica di Kevin Devine

Una sera di qualche anno fa, tra le strade dell’Upper East Side di New York, parlando con un amico di identità culturale, derivanze storiche e vertigini più o meno percepite in riguardo a fumi musicali e sociali, il nome di Kevin Devine venne fuori quasi per caso. Mi consigliò di ascoltare qualche sua canzone: un ‘truly newyorker’ lo definì. Ebbene, a distanza di quasi tre anni da quel momento, i suoi lavori restano tuttora un graditissimo ed emotivo cardine della mia libreria musicale. Un talento che seppur di difficile esportazione, offre melodie e liriche che pochi altri cantautori riescono ad offrire. Perchè?  Beh, essere un newyorker significa saper essere in molti luoghi e in molti tempi solo se in grado di sperimentarli. Kevin Devine non solo lo sa. Lo scrive. Lo suona.

Continue Reading…

nov
0

Eureka! Le migliori invenzioni del 2010

Eureka! Le migliori invenzioni del 2010

Alla voce Invenzione, wikipedia scrive:

…è un’idea o una realizzazione che porta ad un avanzamento tecnologico. Secondo il gergo legale si intende una soluzione nuova ed originale di un problema tecnico. Essa può riguardare un prodotto o un processo.”

Si riferisce dunque a tutte quelle cose che, come nella Rivoluzione Industriale, hanno portato una serie di improvvise migliorie in grado di trasformare completamente qualsiasi panorama cui esse si riferiscono. La ferrovia ha cambiato completamente il modo di trasportare le merci (prima si cercava di sfruttare soprattutto sterminate reti di canali artificiali), le macchine hanno aumentato l’efficienza e la produttività, il telefono ha completamente rivoluzionato il modo di comunicare. Rendersi conto, oggi, di come le cose stiano cambiando, è però paradossalmente più difficile. Continue Reading…

ott
0

Cara, Caro Emerald

Cara, Caro Emerald

Il suo album di debutto si chiama “Deleted Scenes from the Cutting Room Floor”. Ascoltando il suo primo singolo, Back it up, la prima reazione non è stata troppo entusiasta. Sonorità oggi fin troppo inflazionate, quelle che sembrano mash-up ma che spesso non lo sono. Di canzoni che sanno cavalcare l’onda del momento, che si ispirano alla musica old school (quella che nasceva dal blues, jazz e New Orleans) oggi in giro ce ne sono troppoe, grazie soprattutto alle innumerevoli produzioni hip-hop americane che rendono omaggio alle proprie origini storpiando ed estrapolando. Ebbene, Caro Emerald non è americana e non si ricorda solo di Edith Piaf . Non vuole dimostrare niente, la sua stessa voce le piace un sacco e sa bene a quale genere appartiene. A Caro Emerald, olandese, gli anni ’40 calzano a pennello. Forse per questo mi piace. Continue Reading…