E’ vero, sono sparito da un po’, ma quello che conta è rimanere vivi, per due motivi:
- Il primo è che ci stiamo noi stessi riorganizzando, cercando di trovare una struttura più efficiente in modo da non permettere alla nostra idea di blog di assopirsi.
- La seconda è perché capita a tutti, chi prima chi poi, di morire, ma non succede invece tanto spesso di partecipare (da vivi) al proprio funerale.
Felix ”Bush” Breazeale l’ha fatto nel 1938, 5 anni prima della sua morte: questa è la sua, e la nostra storia.
Forse la prima domanda che vien da chiedersi è un semplice: e perché?
Succedesse oggi una cosa del genere, molto probabilmente verrebbe chiamata installazione artistica, o sarebbe una sterile critica alla società, e perché no anche ai social network. Insomma sarebbe l’ennesima trovata un po’ fuori dal comune, ma non troppo. Di quelle che chi le fa porta sicuro gli occhiali grossi e una bella barba incolta. Ecco, la barba è l’unica cosa che ci sarebbe in comune con le motivazioni del vecchio Felix (a chiamarlo Bush proprio non ci riesco). Perché l’ha fatto, dunque?
Per un motivo meraviglioso, cioè poterselo godere anche lui. Poterci partecipare insieme a tutti gli altri. Badate però che tutti gli altri non sono quella trentina di persone che solitamente affollano un funerale. Felix ci ha invitato tutti i suoi concittadini.
Siamo a Loudon, piccola cittadina nella contea di Roane, Tenessee, che oggi conta circa 4 mila abitanti. Felix ha una reputazione controversa. Si sa che vive solo, non è sposato e tantomeno ha mai avuto figli. Si sa solo che verso la fine del 1800 è stato accusato e processato per omicidio. Accusa per la quale verrà successivamente assolto, ma che finisce per segnare un po’ l’idea che gli altri hanno di lui. Tornato in libertà, Felix inizia una profonda riflessione personale e (se mi permettete) sociale.
Tutti prima o poi si chiedono quale opinione hanno gli altri di noi: c’è chi cerca di nasconderne la bramosia, chi più ansioso, chi si preoccupa di fingersi un altro. Chiedersi chi siamo, cosa siamo diventati e se gli altri ci conosco davvero per quello che siamo, è nella natura umana. Felix comincia a chiederselo, presumibilmente, negli anni ’30. Attorno a lui il mondo sta cambiando, cavalcando l’onda dell’industrializzazione, del petrolio e delle automobili. A lui invece piace sempre usare il suo mulo, dal quale non si stacca mai. Forse è questo suo rifiuto di seguire gli altri, o l’accettazione di non poterlo fare, che lo spingono a domandarsi quale sia la sua reputazione all’interno della società. Così va da Frank Quinn, gestore dell’impresa funebre della città, e gli espone la sua idea: organizzare il proprio funerale, invitare tutti, così che possa trovar risposta. Frank ne rimane entusiasta, e si mette subito all’opera. Il risultato che ne seguì, fu un evento che ancora oggi viene ricordato con gioia.

Più che una festa di addio, quella che fu organizzata il 26 giugno del 1938, fu uno sterminato pic-nic, con tanto di gelato per tutti.
Furono più di 8 mila le persone che parteciparono. Le auto degli ospiti, parcheggiate in fila, furono disposte lungo 4 kilometri. Si racconta anche che John Cook, un imprenditore della zona, mise a disposizione i suoi terreni come parcheggio, al prezzo di 25 cent. A fine giornata, John si ritrovò con circa 300 dollari in tasca (che erano tanti). I venditori di bibite e hot dogs vissero uno dei giorni più ricchi della loro vita, fiori furono inviati dalle vicine cittadine di Knoxville e Chatanooga. Musicisti e coristi provenienti da tutta la contea non vollero perdersi l’occasione.
Felix si presentò a bordo del carro funebre seduto davanti, e da ottimo falegname quale era, si era costruito da solo una bara in legno di noce. Proprio come voleva, Felix si ritrovò a stringere migliaia di mani, a firmare autografi (con una bella X, era analfabeta), e tutti ebbero, come si suol dire e ben si addice: the time of your life.

Durante il party, il non-morto disse che quello sarebbe stato il suo unico funerale e che non ce ne sarebbe stato un altro.
Così fu, perché Felix visse altri 5 anni durante i quali divenne una vera e propria celebrità, che lo portò ad essere intervistato in radio a New York, poi morì. Solo poche persone parteciparono al suo funerale (come aveva chiesto), il 9 Febbraio 1943. Nessun epitaffio, o canzone. Per anni, molti, non fu posata alcuna pietra tombale in suo ricordo. Solo di recente è stata posta una lapide che riporta la frase “Colui che ha partecipato al proprio funerale il 26 Giugno 1938, 5 anni prima della sua morte”.
La storia di Felix non si è persa nella storia, e lo scorso anno è stato girato anche un film, scritto da un suo discendente (seppur acquisito). Ci sono ovviamente molte libertà narrative, atte a rendere la storia più interessante e misteriosa, ma l’interpretazione di Robert Duvall è meravigliosa. La somiglianza con il vero Felix è sconcertante. Get Low è un film così così, a dire il vero, ma c’è Bill Murray, e questo dovrebbe bastare.
Se poi non vi basta volerlo vedere, ma volete subito scoprire cosa nasconde Felix nel film, allora c’è sempre il nostro caro Reliops (che potete pure mandare a chi volete, per rovinargli il finale). Questo intanto, il trailer.
Chiudo con un ricordo.
RESTIAMO UMANI

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