La catastrofica potenza dell’uragana Katrina ha lasciato dietro di sè, nel 2005, una scia di morte e distruzione che ancora oggi è difficile spiegare e descrivere. Gli errori di valutazione e la mancata prontezza di intervento han fatto sì che questo uragano diventasse uno dei più letali della storia. Qualche mese fa siamo rimasti tutti shockati da come il terremoto avesse flagellato una terra tra le più povere e disperate al mondo (Haiti); le immagini che passavano al telegiornale, o che veloci si diffusero in rete erano le stesse che ci avevano terrorizzato cinque anni prima, quando ad essere colpita era una delle città più caratteristiche della Louisiana, quella New Orleans diventata nella storia la patria del jazz, in ogni sua forma. La sua fama,
in quel periodo divenuta famigerata a causa delle morti, delle violenze e degli stupri che si susseguirono tra i disperati superstiti, ha in quei giorni riunito gli americani. Uniti contro un governo ritenuto responsabile, e uniti contro quel governo che pochi mesi dopo già li aveva abbandonati a se stessi. Uniti, quindi, nel tentare in ogni modo di riportare alla luce l’artistico splendore musicale che prima di Katrina sollevava animi e faceva di New Orleans uno dei pochi veri tesori (quasi caduto) nascosti della storia americana. Negli anni seguenti tante sono le iniziative, i progetti nati per riportare l’attenzione sui problemi che sono seguiti all’alluvione e sulla perduta identità della città. Tornerò a parlarvi di New Orleans, questo è sicuro, perchè ci sono almeno altri due articoli che meritano la vostra attenzione, oltre a questo dedicato al parco divertimenti di Six Flags New Orleans.
Quella delle “sei bandiere” è stata la più grande catena al mondo di parchi di divertimento e la quarta per numero di visitatori. Nel periodo di massimo splendore la catena contava 45 parchi sparsi per il mondo, prima di incappare in gravi problemi economici dovuti proprio alla sconsiderata espansione e alla pessima gestione degli stessi. Il tragico epilogo (economico) arriva nel 2009, nel bel mezzo della crisi finanziaria, quando viene dichiarata la bancarotta con conseguente fallimento e cambio di proprietà. Ovviamente non è questo il motivo per cui Six Flags New Orleans ha chiuso i battenti. Oggi, come nel 2005, all’ingresso del parco è ben visibile la scritta “Closed for Storm”, chiuso per tempesta. Il parco non ha mai più riaperto.
Situato nel Ninth Ward, una delle aree più colpite dalla forza devastante dell’uragano, ciò che oggi il parco offre è un paesaggio di totale abbandono talmente affascinante da far rimanere a bocca aperta. Nonostante la maggior parte delle attrazioni siano rimaste in piedi, la Six Flags ha annunciato che l’acqua salata dell’alluvione ne ha talmente corroso le strutture da non poter essere salvate. A regalarci questo paradossalmente magnifico viaggio all’interno di Six Flags New Orleans è il fotografo Teddy Smith, che ha girato questo corto lo scorso ottobre, con il permesso della Città di New Orleans.
Lo so, è facile immaginare a questo luogo come location ideale per un film di orrore (assomiglia tantissimo al parco scelto per girare alcune scene di Zombieland) o per la serie tv “The Walking Dead”, ma non è questo il destino riservato a Six Flags New Orleans. Nel gennaio prossimo, così come si legge nelle ultime righe alla fine del corto, il parco verrà definitivamente abbattuto.

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