E’ una città sconosciuta, grigia, splendida. Mosca non rientra nelle mete più ambite dal turismo occidentale, eppure ciò che si rischia di perdere non visitandola è qualcosa di unico, un mash-up temporale capace di unire epoche diverse all’interno di un’unica, sterminata metropoli. Appena più piccola di New York, o Londra, Mosca è una città ricca di contrasti ma con una radice culturale ben impiantata nel suo tessuto cittadino. Sono tante le cose da raccontare per spiegare che cosa Mosca riesca ad offrire all’occhio entusiasta del primo incontro, cose che ti sorprendono o che ti lasciano indifferente. Una su tutte la Piazza Rossa, diventata simbolo del comunismo a partire dalla vittoria sul nazifascismo durante la seconda guerra mondiale: ebbene il nome è solo una casualita e non ha alcuna simbologia cromatica. Il suo nome è infatti solo frutto dell’evoluzione linguistica del cirillico, perchè nell’antichità la piazza era “Bella”, красная (krasnaja), parola che nel passaggio dal russo antico a quello moderno ha assunto anche il significato di “rosso”, senza alcuna simbologia partitica. Detto questo la piazza non è così evocativa o imponente come si possa credere, circondata com’è dalle mura del Cremlino da una parte e da un illuminatissimo centro commerciale di lusso dall’altra. Solo la cattedrale di San Basilio sullo sfondo offre un bello spettacolo architettonico grazie anche alle sue caratteristiche cupole colorate (il colore indica la santità cui è dedicata la chiesa).
Camminando per la città si assiste però, al vero cuore moscovita, fatto di persone, infiniti viali, cafeterie, luoghi di incontro, come la metropolitana: costruita nei primi del novecento i suoi sono spazi ampissimi, molto luminosi e con quello stile liberty capace di farti tornare indietro nel tempo.
Tralasciando l’estrema efficienza dei suoi treni (che muovono quotidianamente una mole di persone non indifferente) le stazioni sono una vera gioia per gli occhi. Archi, colonnati, navate e mosaici sui soffitti. Le luminarie ricordano i grandi palazzi di fine ottocento, quasi che ogni stazione sia uno dei padiglioni di quegli Expo vittoriani che mostravano al mondo le più importanti innovazioni nel campo scientifico/tecnologico. E’ qui che i moscoviti si danno appuntamento, sfruttando le grandi navate centrali come luogo di attesa. Non so come sia nella vostra città, ma a Milano, darsi appuntamento sulla banchina della metro è decisamente più sporco e triste. Il secondo mezzo di trasporto più utilizzato sono le automobili, che nonostante viaggino a velocità piuttosto sostenuta sui lunghi viali sovietici (strategici per il comodo passaggio delle forze armate), riescono a paralizzare tutte le più grandi arterie. Le auto sono di due tipi, specchio dell’attuale società russa: si vedono quindi sfrecciare grossi e costosissimi SUV alternati a catapecchie ambulanti risalenti ai primi anni ’50. Questo perchè in Russia la classe media, quella proletaria, è praticamente sparita, suddividendo la società in due soli classi: i ricchi e i poveri. L’unica cosa che li accomuna è però l’inquinamento, perchè anche la più lussuosa delle auto non riesce ad uscire indenne dalle polveri che si ammassano sulla carrozzeria rendendo le strade sporche e polverose. Indizi che rimandano all’orizzonte moscovita, costellato com’è da grosse ciminiere che con ritmo industriale buttano nell’aria i resti delle proprie fornaci.
“Strade che si lasciano guidare forte…” cantavano i subsonica, e così è a Mosca, dove gli attraversamenti pedonali sono pressocchè assenti, sostituiti da lunghi sottopassi sui cui lati sono distribuiti sterminati cubicoli dove è possibile comprare ogni genere di mercanzia, dai guanti alle calze fino ad orologi e film piratati. Perchè Mosca è una città in cui tutto ancora si compra in strada, dove i grossi supermercati sono ancora pochi e i gli enormi centri commerciali in costante ed esponenziale ascesa (purtroppo). Quello quotidiano è ancora uno stile sovietico dunque, quasi a voler ripudiare lo stile di vita americano, ma che, paradossalmente, è oggi sempre più simile. Impossibile non notare l’assenza di ristoranti o bettole russe. Quasi tutto il mercato dei pasti è in mano a tante catene alimentari e di queste, ce ne sono di ogni tipo. Da quelle americane che conosciamo tutte a quelle della nuova Russia, tra le quali si distinguono (oltre che nel servizio, a buffet) My-My (Mu-Mu), Grabli, Stolle (imperdibile) e tante altre. Questi sono i luoghi preferiti dai moscoviti per mangiare e tornare alla vita, mentre sterminate sono invece le cafeterie. Anche qui c’è l’immancabile tanto apprezzato (oltre che costosissimo) Starbucks: ai russi, vuoi per il clima, piace fermarsi ore in questi luoghi, a chiacchierare, a sfruttare il wi-fi gratuito (almeno l’80% dei russi non ha internet a casa) sorseggiando te nel più rilassante del comfort. Le persone, infatti, sono controverse. In metropolitana non guardano in faccia a nessuno, calpestano, spingono, strattonano e saltano file (ovunque), vanno per la loro strada e se in mezzo ci capiti tu, non gli interessa. Non sorridono mai e non ti chiederanno mai scusa, per nulla e niente al mondo. Dall’altro lato, però, è gente con cui è facile parlare, gente che traspira tutta la cultura di cui la loro storia è colma. Persone che in metro, quando non dormono, leggono tantissimo (spesso sui Kindle), che visitano musei e che affollano ogni sera gli innumerevoli teatri che si contano in città. E’ gente che conosce la propria identità culturale e che ne va fiera (nonostante l’imbarbarimento che sta commercialmente invadendo anche la loro città).
Mosca è una città che per tutte queste cose
(e tante altre che non riesco ad elencare per non annoiarvi più) vale la pena visitare almeno una volta. E’ una delle città più costose al mondo (per quanto riguarda il vitto soprattutto), ma che è in grado di regalarvi momenti fuori da ogni tempo. Passeggiando sulla Moskova o scendendo in metro vi sembrerà di essere nell’Inghilterra vittoriana dei primi novecento; osservando gli uomini (con la coppola in testa) o le donne (curate in stile liberty/vintage anni 20) vi sembrerà di essere immersi nella Boheme di Puccini; mangiando a fianco di una vetrata che da su uno dei tanti vialoni vi sembrerà quasi di essere in America a New York, sulla quinta strada; rilassandovi nei tanti parchi, grandi o piccoli, vi sembrerà di essere a Parigi; il grigiore e il cielo plumbeo delle grandi periferie (chiamati quartieri dormitorio) e delle Sette Sorelle vi farà sentire (soprattutto in autunno) di vivere ancora in epoca sovietica.
Mosca è una perla. E’ l’incontro (quasi) perfetto tra una grande metropoli troppo americana con la cultura e la storia russa, piacevolmente contaminata da uno stile europeo nascosto ma presente. E’ contrasto tra ricchezza, povertà e immigrazione (cui non ho accennato ma che viene soprattutto dal caucaso o dalla mongolia).
E’ così che Mosca è di primo impatto, per un dummy che ha solo pochi giorni per vederla, ma che nonostante tutto, riesce lo stesso ad apprezzarla.

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