Milano fa schifo. L’ho pensato spesso in gioventù, o per meglio precisare, quando il mio umore vacillava tra l’acido annoiato e l’inconsistenza delle mie giornate da studente supponente. Più che corrispondere a verità era una frase che mi piaceva ripetere, un’idea che mi ero talmente abituato a sottolineare a chiunque incontrassi, soprattutto “forestieri”, che a un certo punto mi sono fermato a pensarci sopra. Lo dicevo perchè volevo distinguermi.

Paradossalmente, lo dicevano tutti.

Milano non è un entità viva, ma solo una città. Dove siamo tutti così impegnati a cercare di distinguerci l’uno dall’altro da non accorgerci di come siano più radicate nelle sue fondamenta il pregiudizio e la supponenza verso il prossimo rispetto alle onnipresenti impalcature del Duomo. Dove tutto convive poco serenamente, sfiorandosi, giudicandosi a vicenda e litigando come bambini per poi assopirsi distrutta (prima di ricominciare). Così dopo ogni tramonto, quando la giornata finisce, il traffico defluisce, le luci si spengono e il silenzio torna ad impadronirsi di una delle più rumorose e caotiche città d’Italia, la stanca Milano sospira sollevata. Anche quando in rete trovi video come questo, tra l’altro linkato dal saccente JJ Martin, citato nella prima parte dell’articolo. Questo qui sotto, è tutto ciò che Milano non è, ma che viene spacciato per vero e celato al solo scopo di migliorare l’immagine di una città che ha troppe ambiguità e scheletri da nascondere;

Cicatrici che invece la contraddistinguono, formano la sua reale identità, strappi che fanno di lei un personaggio romantico e quasi bohemienne dell’italico poemetto. Così ricca di forma ma opaca e timida nei contenuti. Un vero milanese non è quello che va in giro a vantarsi di quante amicizie e contatti ha nel mondo del design. Non è quello che vuole Milano “dolce e morbida come un panettone”. Milano non è quella che si diverte a rischiare la pelle in mezzo al traffico delirante con la propria bici. Uno sa di essere milanese quando queste cose le ha imparate tutte, le ha accettate, ma che soprattutto non si è fermato a questo. Milano è una città rozza. Una città con una scorza umana dura quanto le fondamenta del Pirellone, ma che non per questo è da evitare. Perchè c’è molto di più.Devi imparare a conoscerla per apprezzarla” è il concetto che a macchia d’olio si è in seguito diffuso per le vie della città, che improvvisamente tornavano a considerare Milano una città piena di risorse. Quasi tutte nascoste. Basta aver la fortuna di conoscere le persone giuste, non serve essere milanesi, non è questione di appartenenza o di origine. Milano è solo sottosviluppata, una città che non pensa al cittadino come risorsa sociale, ma solo come risorsa economica. Come tale è quindi capace di consumare tanto, in ogni luogo, e lasciarsi trasportare da strani sentimenti di orgoglio e prepotenza. E’ per questo che ci sono tante persone che vogliono pensare a Milano come un tesoro nascosto. Da una parte per non accettare la verità. Dall’altra perchè vogliono cercare di sfruttare la città per renderla più vivibile nonostante i tanti impedimenti comunali. Io non lo so come è Milano, quella vera, ma questa è quella che conosco io di Czeta (in ordine sparso) :

1. Se vuoi un gelato non vai da Grom, non vai da Chocolat. Vai da Sartori, o se l’hai già scoperto, dai romani di Centogusti;

2. Il kebab più buono di Milano? Quello sotto casa mia;

3. Ogni sera c’è un posto dove la birra costa meno;

4. Lunedì East End. Mercoledì al Magafurla o ai Magazzini;

5. Mercoledì si andava al Mom. Poi è arrivata Letizia;

6. La nuova fiera dell’artigianato di artigianale ha molto poco, ma ci vai lo stesso. E’ lì che si comprano i regali di Natale:

7. Se solo la darsena fosse…

8. Mille scavi in città per costruire parcheggi e box. Quelli arrivati a metà costruzione si bloccano per mesi;

9. Hai fatto almeno una volta la fila da Spontini sotto la pioggia. Non hai mai mangiato dentro Spontini;

10. Ti ricordi quando il Bar Rattazzo di Piero era all’angolo;

11. Se vuoi rilassarti ed essere un po’ barocco vai al Parco della Guastalla;

12. La fiera di Senigallia. Vacci;

13. Non importa quanto grande è la catena della tua bicicletta. Te la ruberanno;

14. Il giorno dopo i tuoi amici ti regaleranno una bicicletta rubata. Ti ruberanno anche quella;

15. Dietro l’Acquatica (oggi Gardaland WaterPark) ci facevano (ancora?) i raduni di Tuning car;

16. Dopo il tramonto, quando i semafori lampeggiano gialli, non esiste precedenza, vige la regola dell’arroganza;

17. Non hai mai visto la nebbia;

18. Non mangi la cotoletta alla milanese;

19. Visto che non potrai quasi mai permetterti una serata al Blue Note, meglio andare alla Salumeria della Musica, o alle Scimmie;

20. Per una buona bottiglia di vino in compagnia non vai in enoteca, ma al Frida;

21. Il cinema Odeon. Apollo, Anteo, Ducale e tanti altri. Quelli in cui non ci vai più perchè ora c’è l’Uci di Bicocca;

22. Se fai due metri in più c’è lo Skyline, dove il biglietto costa meno;

23. Il Botellon. Lo sappiamo tutti che è una stronzata farlo qui, ma i milanesi invidiano la Spagna;

24. Le colonne di San Lorenzo e la birra del Tabacchi che ora non lo è più;

25. Il Bike Sharing è attivo. Le piste ciclabili no;

26. Ci sono un sacco di posti dove suonano musica dal vivo;

27. Non il Plastic. Non l’Atomic;

28. Ma come il Leoncavallo o la Cascina Monluè;

29. Scordati la cascina. Han fatto chiudere anche quella.

30. Non sei mai andato alla Scala, anche se vorresti.

Cosa c’è da fare a Milano? Chi è il vero milanese? Basta. Cominciate a guardarvi intorno. Senza ascoltare chi vi dice cosa devi fare.  Perchè nessuno lo dice, ma Milano deve il suo nome (Medio-lanum) ad un animale mitologico. Una scrofa. con la lana sul dorso. Che credibilità può avere chi proviene da una città così?

ps. In Piazza dei Mercanti in centro, su un capitello del Palazzo della Ragione, è ancora possibile vedere un bassorilievo a lei dedicato. Alla scrofa.