Il suo album di debutto si chiama “Deleted Scenes from the Cutting Room Floor”. Ascoltando il suo primo singolo, Back it up, la prima reazione non è stata troppo entusiasta. Sonorità oggi fin troppo inflazionate, quelle che sembrano mash-up ma che spesso non lo sono. Di canzoni che sanno cavalcare l’onda del momento, che si ispirano alla musica old school (quella che nasceva dal blues, jazz e New Orleans) oggi in giro ce ne sono troppoe, grazie soprattutto alle innumerevoli produzioni hip-hop americane che rendono omaggio alle proprie origini storpiando ed estrapolando. Ebbene, Caro Emerald non è americana e non si ricorda solo di Edith Piaf . Non vuole dimostrare niente, la sua stessa voce le piace un sacco e sa bene a quale genere appartiene. A Caro Emerald, olandese, gli anni ’40 calzano a pennello. Forse per questo mi piace.Che anche lei si ispiri alla musica nera è fuor di dubbio. E’ in ogni sua canzone. Però nelle sue composizioni c’è un po’ di tutto, dal Tango (alla Gotan Project) al flamengo alle Brass Band della Louisiana. Dal Pop al Burlesque. Anche qui in Italia abbiamo una voce molto simile alla sua (la meravigliosa Nina Zilli). Voci delicate e che sanno immergersi completamente nella propria destinazione, nella cultura da cui si proviene e che si vuole ricordare. Caro Emerald arriva sulla scena europea nel 2009, quasi per caso. Studia per una vita al conservatorio, si innamora del Jazz e del Blues e una volta finito il corso di studi decide di insegnare. Fino a che non le viene chiesto di registrare una demo. La canzone, Back it up, inizialmente non era destinata proprio a lei, ma una volta sentita la sua voce i produttori se ne sono innamorati.Così come lei, che ha più volte affermato che quel jazz & blues anni 40 era tutto ciò che avrebbe sempre voluto nei propri lavori.

Non solo. L’intero album, in ogni suo particolare, è un omaggio agli anni 40′. Dal titolo che dovrebbe ricordare i film di quegli anni, al video stesso di Back it up. La copertina anche. Non so cosa in particolare mi colpisca di lei o della sua musica. Ma è come se ci fosse qualcosa di diverso, qualcosa che riesci a riconoscere solo se, come poche volte accade, decidi di non fermarti al singolo che senti alla radio.