Nel gennaio del 1977, un gruppo di intellettuali cecoslovacchi redasse un manifesto che prese il nome di Charta77:
“Un’associazione libera, aperta e informale di persone (…) unite dalla volontà di perseguire individualmente e collettivamente il rispetto per i diritti umani e civili”
Un documento che criticava aspramente e pubblicamente la politica del governo in materia di diritti umani, giudicando la stessa Costituzione Cecoslovacca del 1960 e l’inadeguatezza delle Nazioni Unite in materia di diritti civili, economici e culturali. Scritta nel dicembre del 76, il mese successivo più di 240 persone di varia estrazione, religione, e parte politica, firmarono il documento che cercava di creare un forte movimento civile. Ma come spesso accade in questi casi, la reazione del governo si fece aspettare.Definito abusivo, antisocialista, e demagogico dal sistema politico, la sua pubblicazione scatenò una serie di rappresaglie verso i suoi firmatari che dapprima descritti come traditori e spie imperialiste, si videro togliere il lavoro, la patente e la possibilità di mandare a scuola i propri figli, se non addirittura la cittadinanza e l’essere costretti all’esilio. Il movimento continuò a resistere fin oltre la caduta del muro di Berlino. Ritenere che alla base della Rivoluzione di Velluto ci sia la Charta 77 è forse azzardato, ma a me piace pensarlo: è un dato di fatto che Václav Havel, il suo redattore principale, divenne presidente dell’assemblea federale nel 1989 e capo di stato l’anno successivo.
Oggi, a 33 anni di distanza da quell’evento poco conosciuto ma che ha pochi eguali nella storia (europea), un attivista cinese
ha ricevuto il premio Nobel per la Pace: Liu Xiaobo. Ma che cosa ha a che fare un cinese con la vecchia Mittel-Europa? Tante, troppe cose. Liu Xiaobo è uno scrittore. Un intellettuale vecchio stile. Un dissidente. L’8 dicembre 2008, due giorni prima della pubblicazione del suo manifesto, è stato incarcerato dalle autorità cinesi per “incitamento alla sovversione del potere di stato”. La sua Charta 08, pubblicata il 10 dicembre 2008 (sessantesimo anniversario dei Diritti Civili dell’Uomo) e sostenuta da altri 300 intellettuali cinesi, sta subendo lo stesso trattamente che trent’anni fa fu riservato alla Charta 77. Nei giorni successivi la sua pubblicazione almeno 70 dei 300 iniziali firmatari sono stati detenuti e interrogati dalla polizia cinese, mentre ai media locali è stato vietato di mettersi in contatto con qualsiasi dei firmatari originali. La Charta 08 è stata bandita dall’informazione , e tutti i blog che ne hanno fatto riferimento sono stati messi offline.
Nel dicembre del 2009 Liu Xiaobo è stato condannato ad 11 anni di carcere. Perchè?
La Charta 08 è suddivisa in 19 paragrafi, ognuno dei quali fa riferimento a riforme che se attuate renderebbero la Cina più liberale, più incline a tutelare i diritti civili dei propri cittadini, oggi oppressi dal regime:
- Modifiche in senso democratico alla Costituzione della Repubblica popolare cinese;
- Separazione dei poteri;
- Democraticizzazione del potere legislativo;
- Indipendenza del potere giudiziario;
- Possibilità per i cittadini di controllare l’operato degli amministratori
- Rispetto dei diritti umani
- Elezione (dal basso) e non più nomina (dall’alto) dei funzionari pubblici;
- Equilibrio tra ambiente urbano ed ambiente rurale;
- Libertà di associazione;
- Liberta di riunione;
- Libertà di espressione;
- Libertà di religione;
- Educazione civica;
- Tutela della proprietà privata;
- Riforma del sistema fiscale e tributario;
- Sicurezza sociale;
- Protezione dell’ambiente;
- Passaggio alla repubblica federale;
- Istituzione di una Commissione della verità e della riconciliazione
A suo tempo La Repubblica ne pubblicò il testo originale sul suo sito. Qui di seguito vi riportiamo alcuni estratti della potente prefazione che è valsa 11 anni di carcere a Liu Xiaobo.
Ad oggi, più di 8100 cittadini cinesi e di tutto il mondo, hanno firmato la Charta 08.
A hundred years have passed since the writing of China’s first constitution. 2008 also marks the sixtieth anniversary of the promulgation of the Universal Declaration of Human Rights, the thirtieth anniversary of the appearance of the Democracy Wall in Beijing, and the tenth of China’s signing of the International Covenant on Civil and Political Rights. We are approaching the twentieth anniversary of the 1989 Tiananmen massacre of pro-democracy student protesters. The Chinese people, who have endured human rights disasters and uncountable struggles across these same years, now include many who see clearly that freedom, equality, and human rights are universal values of humankind and that democracy and constitutional government are the fundamental framework for protecting these values.
(…)
Where is China headed in the twenty-first century? Will it continue with “modernization” under authoritarian rule, or will it embrace universal human values, join the mainstream of civilized nations, and build a democratic system? There can be no avoiding these questions.
(…)
In 1998 the Chinese government signed two important international human rights conventions; in 2004 it amended its constitution to include the phrase “respect and protect human rights”; and this year, 2008, it has promised to promote a “national human rights action plan.” Unfortunately most of this political progress has extended no further than the paper on which it is written. The political reality, which is plain for anyone to see, is that China has many laws but no rule of law; it has a constitution but no constitutional government. The ruling elite continues to cling to its authoritarian power and fights off any move toward political change.
(…)
Freedom. Freedom is at the core of universal human values. Freedom of speech, freedom of the press, freedom of assembly, freedom of association, freedom in where to live, and the freedoms to strike, to demonstrate, and to protest, among others, are the forms that freedom takes. Without freedom, China will always remain far from civilized ideals.
In un mondo dove bastano le intenzioni per avere un Nobel, a Liu Xiaobo è stato sufficiente un ideale per avere 11 anni di carcere. Pensateci.
Il Premio Nobel non vale nulla, perchè arriva sempre in ritardo.
Liu Xiaobo non vuole un premio.
Vuole la libertà della Cina. E dell’uomo.

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