Qualche mese fa Wired se ne usciva con un’apocalittica sparata: Internet è morto, dicevano.
Lasciando perdere grafici e resoconti, l’intera teoria si basava sul fatto che ad ucciderlo sarebbe stata l’innovazione tecnologica fondata su Ipad e compagnia bella. Il tempo che spendiamo su internet è di fatto sempre meno dedicato alle pagine web e sempre più deviato su applicazioni di vario tipo. L’esempio lampante è la milionaria creazione di Zuckerberg, ovvero il tanto amato/bistrattato Facebook: 500 milioni di utenti nel mondo. Oggi Facebook è per la maggior parte degli internauti il primo sito visitato al mattino e l’ultimo prima di staccare la spina. E’ questo che spinge a dire che oggi internet, è ridotto ai minimi termini. E’ solo Facebook. E’ solo social network, ma neanche troppo social, a dire il vero. E’ morto davvero? A mio avviso no, perchè da quando internet è diventato commerciale, di ascese e cadute se ne sono susseguite parecchie, e le novità cambieranno semplicemente il nostro modo di rapportarci ad esso e niente più.
Proprio in queste settimane, un altro tonfo ha scosso la comunità di internet: dicono che la vittima, la fossa se la sia scavata da sola.
Una metafora sin troppo facile visto che sto parlando di Digg (to dig si traduce con scavare), il portale di social news che negli ultimi anni è divenuto un vero e proprio punto di riferimento. Ebbene pare che entro pochi mesi il suo CEO nonché fondatore Kevin Rose, sia pronto a mollare baracca e burattini e mandare tutto in malora. Stiamo parlando di un azienda che è arrivata a valere qualcosa come 200 milioni di dollari.Perchè mai dovrebbe farlo quindi?
Perchè Digg è morto. Semplicemente. Improvvisamente. Con la stessa rapidità di tutti i tonfi precedenti. Per darvi l’idea di cosa sto parlando, Digg è un sito che raccoglie link e notizie proposti dagli utenti stessi e che vengono promossi nella homepage in base ad un sistema basato sul gradimento e l’interesse di tutti gli altri utenti della comunità. Nato nel 2004, il suo focus principale era la condivisione di notizie di natura tecnologica. Una nicchia nascosta e ben protetta che negli anni successivi si è allargata, aggiungendo feature e suddivisione in sezioni; abolendo l’anonimato e favorendo quel sistema di followers simile a quello di Twitter. Un sistema che diviene sempre più complicato e che identifica due figure predominanti, oltre al semplice utente. I power user e i publisher. I primi sono gli utenti che più accaniti, quelli che nel tempo hanno guadagnato la possibilità di far arrivare un link direttamente nella homepage grazie alla loro , chiamiamola anamnesi positiva. I secondi sono coloro che postano link perchè direttamente interessati (perchè legati al link stesso in qualche modo, quindi intenzionati ad attivare lo slashdotting). Un power user è quindi la figura più importante e determinante per decidere quali link raggiungeranno la home e quali verranno invece affossati (con l’opzione bury)
In questo modo più gli utenti e i power user, apprezzavano un link, più questo raggiungeva la homepage e aumentava il proprio traffico visite. Un successo clamoroso, tanto da ereditare la “colpa” dello slashdotting, chiamato anche Digg Effect. Come per ogni sito, gli aggiornamenti stilistici e funzionali sono necessari, e il 25 agosto scorso Digg v4 viene rilasciato, e i digger s’incazzano parecchio. Il nuovo sito è confuso, disordinato, e soprattutto ha leso la comunità stessa. Il database dei power user viene completamente cancellato senza preavviso, il tasto bury scompare e i power user perdono la capacità di dare una bozza di linea editoriale nella homepage. I publisher possono pubblicare in automatico, grazie ai RSS Feed. Un cambiamento radicale: la componente sociale di Digg viene completamente smantellata, la casta defenestrata. Scoppia la rivolta.
Nei giorni successivi il sito viene intasato da migliaia di link collegati a Reddit, il sito concorrente numero uno di Digg, con il solo intento di manifestare il fastidio e aumentare il traffico del concorrente. Migliaia di utenti cancellano i propri account a favore di Reddit che in quei giorni aggiunge al proprio logo una pala per dare il benvenuto agli ex-utenti di Digg.
In un mese il sito perde un terzo del proprio traffico (34% in UK e 24% negli States) e qualche giorno fa Kevin Rose ha detto che potrebbe lasciare.
Ma le cose sarebbero molto più complicate di così, e ci si potrebbe ragionare per ore, proprio perchè Digg è (stato) un fenomeno di massa. Alla base dei cambiamenti ci sono molte variabili e motivazioni della semplice innovazione. Perchè come ogni cosa che coinvolge un grandissimo numero di persone, anche Digg stava già marcendo: i power user avevano la possibilità di censurare ciò che non gli andava, e al contrario molto spesso i publisher erano disposti a pagare grosse cifre di denaro affinchè le proprie storie raggiungessero la homepage (con il conseguente aumento di traffico sul proprio sito). Insomma quello che doveva essere solo un sito di social news è finito per diventare un simulacro quasi politico, fatto di caste e giri di denaro.
La sua fine ci insegna due cose:
1- Anche Facebook, un giorno, verrà sostituito da qualcosa di meglio. (Diaspora?)
2- Anche la prossima versione della home di Czeta, se non gradita, potrebbe scatenare una rivoluzione. Occhio Ska.

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