Archive for ottobre, 2010

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Già Morti?

Già Morti?

Il lungo cammino che vi proponevamo è già finito?

No, tranquilli. Questa è solo una pausa dovuta a forze misteriosi e superiori contro le quali nulla possiamo. Vi promettiamo, però, che torneremo i primi di Novembre!

Quindi per ora, almeno per altri 5-6 giorni, avete il permesso di visitare altri siti senza essere poi crocefissi in sala mensa. Promesso.

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Una che fa paura

Una che fa paura

Chloe Grace Moretz ha solo 13 anni. Eppure c’è già chi è pronto a scommettere su di lei come ad una futura attrice di cui si parlerà parecchio. Io sono uno di loro, perchè anche se in Italia l’abbiamo soprattutto notata per il suo ruolo di sorellina-psicologa in 500 giorni insieme (in marginale supporto ad un altro giovane talento del calibro di Joseph Gordon-Levitt), Chloe ha dimostrato soprattutto in altre pellicole, ancora inedite in Italia, di essere una che fa paura.

E non solo perchè ha fatto solo horror e splatter.

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Milano for Dummies (in ordine sparso)

Milano for Dummies (in ordine sparso)

Milano fa schifo. L’ho pensato spesso in gioventù, o per meglio precisare, quando il mio umore vacillava tra l’acido annoiato e l’inconsistenza delle mie giornate da studente supponente. Più che corrispondere a verità era una frase che mi piaceva ripetere, un’idea che mi ero talmente abituato a sottolineare a chiunque incontrassi, soprattutto “forestieri”, che a un certo punto mi sono fermato a pensarci sopra. Lo dicevo perchè volevo distinguermi.

Paradossalmente, lo dicevano tutti.

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Milano for Dummies (parte 1)

Milano for Dummies (parte 1)

Prima di scrivere qualsiasi cosa, devo fare una premessa: Io .Odio. Il .Design. In ogni sua forma ed espressione, senza alcuna eccezione. Ammetto però che quando ho letto questo articolo del NyTimes, l’ho fatto senza pregiudizio. Forse era solo distrazione, ma tant’è: non mi ero accorto che fosse un articolo inserito nel blog del Times, intitolato Culture, e c’è una cosa che ho imparato nella mia lunga esperienza da internauta.

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Cara, Caro Emerald

Cara, Caro Emerald

Il suo album di debutto si chiama “Deleted Scenes from the Cutting Room Floor”. Ascoltando il suo primo singolo, Back it up, la prima reazione non è stata troppo entusiasta. Sonorità oggi fin troppo inflazionate, quelle che sembrano mash-up ma che spesso non lo sono. Di canzoni che sanno cavalcare l’onda del momento, che si ispirano alla musica old school (quella che nasceva dal blues, jazz e New Orleans) oggi in giro ce ne sono troppoe, grazie soprattutto alle innumerevoli produzioni hip-hop americane che rendono omaggio alle proprie origini storpiando ed estrapolando. Ebbene, Caro Emerald non è americana e non si ricorda solo di Edith Piaf . Non vuole dimostrare niente, la sua stessa voce le piace un sacco e sa bene a quale genere appartiene. A Caro Emerald, olandese, gli anni ’40 calzano a pennello. Forse per questo mi piace. Continue Reading…

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L’Italia che non c’è, non ci sarà

L’Italia che non c’è, non ci sarà

Arrivederci, Italia. Il titolo di un articolo che ho trovato stamattina sul nuovo numero del Time. Un morbido saluto dal quale trapela rabbia e malinconia. Non è difficile immaginare, per noi che abbiamo tra i 20 e i 30 anni, di che cosa quell’articolo si accinge a raccontare: di noi. Di tutti quei giovani che la macchina Italia gli sta stretta, perchè i sedili sono pochi e l’unica marcia che riusciamo ad ingranare è la folle. La cosa che più fa rabbia, a noi precari senza pensione ma con troppi sogni e ambizioni, è che per questa decrepita penisola ingolfata, di meccanici che riuscirebbero a sistemarla ce ne sarebbero in giro un sacco. Sì, sempre gli audaci noi. “Chi ce lo fa fare?” : parlando con tanti amici, tanti ragazzi, questa è la domanda che mai nessuno ha tirato fuori. Perchè? E’ paradossale, ma nessuno ci ha mai chiesto di farlo. Continue Reading…

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Il cielo sopra Foxconn City

Il cielo sopra Foxconn City

E’ stata fondata nel 1974 dal magnate Terry Gou, oggi conta filiali in tutto il mondo e quasi 1 milione di dipendenti, di cui l’85% al di sotto dei 30 anni. La Foxconn è oggi una delle maggiori produttrici di componenti elettronici: tra i suoi clienti spicca la Apple (con la produzione del nuovo Iphone 4), ma anche Nokia, Dell, Hp, Motorola e tanti altri. In Italia si sa poco di questa grande multinazionale taiwanese (sottocasa dell’ Hon Hai Precision Co Ltd), ma è grazie a lei se milioni di persone oggi impugnano con orgoglio gli ultimi modelli di cellulari e lettori Mp3. E’ grazie a lei se 10 operai cinesi si sono buttati dai tetti delle sue fabbriche.

Se il 50% dei suoi impegati vivono e lavorano in condizioni disumane.

Era il 1988 quando la Hon Hai Precison decise di aprire uno stabilimento della Foxconn in Cina. Quell’enorme complesso, che oggi copre una superficie di 3 km2 e che coinvolge circa 450 mila operai (la metà della forza lavoro globale) provenienti da ogni parte del paese, viene spesso soprannominato Foxconn City, e comprende 15 fabbriche con dormitori annessi e un complesso commerciale. I lavoratori mangiano, vivono e dormono all’interno di Foxconn City.

Questa la premessa, poi sono arrivati i suicidi.

Il primo a farlo, si chiamava Sun. Continue Reading…

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“I’m on a horse”. L’apoteosi del viral marketing

“I’m on a horse”. L’apoteosi del viral marketing

Isaiah Mustafa ha fallito come giocatore pro di football americano. Anche come attore non è che abbia fatto granchè. Eppure oggi milioni di persone sanno chi è. Non per il nome, quello l’ho appena scoperto pure io; ma le sue smorfie, la sua postura, il suo carisma e la sua parlantina tanto ammiccante quanto bacchettona sono inconfondibili . Isaiah è il protagonista degli spot più efficaci e virali del 2010: quelli di Old Spice. L’avete vista tutti, e avete riso. Un sacco. L’avete condivisa sui vostri social network e l’avete commentata senza fine. Per giorni. Se ancora non vi viene in mente, eccola qui.

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Liu Xiaobo: il Cecoslovacco

Liu Xiaobo: il Cecoslovacco

Nel gennaio del 1977, un gruppo di intellettuali cecoslovacchi redasse un manifesto che prese il nome di Charta77:

“Un’associazione libera, aperta e informale di persone (…) unite dalla volontà di perseguire individualmente e collettivamente il rispetto per i diritti umani e civili”

Un documento che criticava aspramente e pubblicamente la politica del governo in materia di diritti umani, giudicando la stessa Costituzione Cecoslovacca del 1960 e l’inadeguatezza delle Nazioni Unite in materia di diritti civili, economici e culturali. Scritta nel dicembre del 76, il mese successivo più di 240 persone di varia estrazione, religione, e parte politica, firmarono il documento che cercava di creare un forte movimento civile. Ma come spesso accade in questi casi, la reazione del governo si fece aspettare. Continue Reading…

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The Human Centipede (First Sequence)

The Human Centipede (First Sequence)

Questo è uno di quei film che va guardato solo alle 2 di notte. Non perchè è un film di orrore. Neanche per ricercare l’atmosfera adatta, o per lasciarsi avvolgere da quei brividi notturni e dagli inaspettati scricchiolii che solo una casa di notte sa improvvisare. Questo film va guardato a quell’ora perchè è l’unico momento in cui vorresti mai guardarlo. Non esiste un altro istante della giornata o della sera che spenderesti davanti ad un televisore pronto ad assistere a quella che prevedi essere una vaccata colossale. E invece. The Human Centipede (First Sequence), non è una vaccata: è sbocco senza uscita. Letteralmente. Continue Reading…