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Sergio di Greg (di Lillo e Greg)

Sergio di Greg (di Lillo e Greg)

 

Un post diverso dal solito, perché questa volta a scriverlo non è il vostro amato Pavo bensì il vostro odiato webmaster. Questo vuole essere un post per i nostalgici. Non so quanti di voi sono cresciuti a pane e Lupo Alberto (anche se credo molti :D) e probabilmente tanti di voi si ricorderanno di queste geniali strisce. Sergio. Sergio è un (cito da Wikipedia) varanide antropomorfo di professione detective privato. Continue Reading…

apr
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Il funerale dei vivi

Il funerale dei vivi

E’ vero, sono sparito da un po’, ma quello che conta è  rimanere vivi, per due motivi:

- Il primo è che ci stiamo noi stessi riorganizzando, cercando di trovare una struttura più efficiente in modo da non permettere alla nostra idea di blog di assopirsi.

- La seconda è perché capita a tutti, chi prima chi poi, di morire, ma non succede invece tanto spesso di partecipare (da vivi) al proprio funerale.

Felix ”Bush” Breazeale l’ha fatto nel 1938, 5 anni prima della sua morte: questa è la sua, e la nostra storia.

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feb
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Alieni di sto c****

Alieni di sto c****

Tra le innumerevoli cose capaci di deluderci con cadenza annuale, una di queste è senza dubbio la cinematografia aliena. Non che abbiamo mai avuto modo di vederci una pellicola marziana, ma le banali, prevedibili e soprattutto incredibili (letteralmente) storie messe su dai gringos hollywoodiani sulle invasioni extraterrestri riescono sempre a sorprenderci per la loro ecologia: riciclabili, intercambiabili, riusabili. Cosa che tra l’altro li accomuna a tutti gli altri film del settore intrattenimento mozzafiato: vampiri, licantropi, zombie, nazisti e robottoni. Questo sarà di nuovo il loro anno (la cadenza ciclica dei trend è sconcertante), come preannunciato l’anno scorso dalla rimessa in onda dei Visitors; ma a partire, solo per prendere in considerazione i ‘tempi moderni’, da quella cagata che è stata Indipendece Day ad oggi, possibile che non ci sia spazio per storie che riescano a staccarsi anche solo un po’ dal veni, vidi, non-vici ? E quanto è lecito pretendere la parola “credibile” per poter descrivere una storia che mai nessuno ha ancora vissuto? Continue Reading…

gen
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Lo stato dell’arte

Lo stato dell’arte

Cosa serve per potersi autoproclamare uno che ‘di arte ne sa’ ? Quanti sono i quadri che bisogna aver visto, i pittori che è necessario aver studiato, gli stili che vanno analizzati, quante sono le correnti artistiche delle quali bisogna essere a conoscenza per potersi definire amanti dell’arte? La storia dell’uomo e dell’arte è molto lunga e da quando il sistema educativo ha smesso di imporci di studiarne l’evoluzione tramite la scuola dell’obbligo, non tutti poi si ricordano chi ha dipinto cosa o portano avanti la propria passione (o talento) seguendo avidamente la moderna forma d’arte. C’è qualcosa che però non mi ha mai convinto, qualcosa che mi ha fatto sempre dubitare del peso specifico, dell’importanza, del valore dell’arte di oggi. Continue Reading…

gen
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I Bambini Perduti del Sudan

I Bambini Perduti del Sudan

Sta succedendo qualcosa in Africa, da secoli ormai. Qualcosa di cui continuiamo ad ignorare la portata, perché qui in Europa si sta bene, c’è benessere, progresso, un libero mercato che permette lo sviluppo di derive fatte di mode, design, intrecci, pubbliche relazioni, agenzie di eventi e tutto il resto. Tutte quelle implicazioni che il capitalismo coinvolge ed offre a chi ha la fortuna di averci a che fare. In Africa no, niente di tutto questo. Dell’Africa spesso si parla solo per ricordare le storie e leggende della Seconda Guerra Mondiale, delle fottute tende libiche, dei resort sul Mar Rosso o per fare la conta di quanti orfani si è portata via Angelina Jolie o di quanti figli si è comprata Madonna. Quando si entra nel particolare, invece…

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dic
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Gente che cammina: la storia di Ryan Larkin

Gente che cammina: la storia di Ryan Larkin

Sono diversi i modi per raccontare una storia: quello che comprende ogni minimo dettaglio, anche il più marginale, non importa; quello che va dritto al sodo; quello che vien bene solo se raccontato da qualcuno in particolare e quello che salterà sempre fuori con le stesse identiche parole della prima originale versione. Ci sono diversi modi per raccontare una storia, come tanti possono essere i motivi per farlo. Soldi, fama, inganno, intrattenimento, fascino.

In più riprese, all’interno del documentario “Ryan Alter Egos”, che racconta dell’animatore Ryan Larkin e del backstage del corto a lui dedicato ‘Ryan’ (vincitore del premio Oscar nel 2004), si cerca di dare un senso a tutto questo: quali conseguenze porterà alla già fragile vita di Ryan? Quale il motivo che spingeva Chris Landreth (l’autore di ‘Ryan’) a voler far tornare di dominio pubblico una triste storia come quella di uno dei più promettenti animatori canadesi degli anni 70? Scene forzate, superflue, inserite per dimostrare la propria buona fede solo perchè ai tempi Larkin era ancora vivo. Ma raccontare una storia non ha nulla a che fare con modi e motivi. Nè con la vita o la morte. Raccontare una storia come quella di Ryan Larkin significa parlare di arte, talento, scelte e fragilità, perchè come lo stesso Landreth si premura di precisare: “Siamo tutti fottuti, chi in un modo chi in un altro. È questo che rende le storie della nostra vita così interessanti.”

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dic
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A truly newyorker: la musica di Kevin Devine

A truly newyorker: la musica di Kevin Devine

Una sera di qualche anno fa, tra le strade dell’Upper East Side di New York, parlando con un amico di identità culturale, derivanze storiche e vertigini più o meno percepite in riguardo a fumi musicali e sociali, il nome di Kevin Devine venne fuori quasi per caso. Mi consigliò di ascoltare qualche sua canzone: un ‘truly newyorker’ lo definì. Ebbene, a distanza di quasi tre anni da quel momento, i suoi lavori restano tuttora un graditissimo ed emotivo cardine della mia libreria musicale. Un talento che seppur di difficile esportazione, offre melodie e liriche che pochi altri cantautori riescono ad offrire. Perchè?  Beh, essere un newyorker significa saper essere in molti luoghi e in molti tempi solo se in grado di sperimentarli. Kevin Devine non solo lo sa. Lo scrive. Lo suona.

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nov
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I’m with Coco: il caso “O’Brien”

I’m with Coco: il caso “O’Brien”

Gli Stati Uniti sono i re dell’intrattenimento televisivo. Serie televisive vendute in tutto il mondo e format copiati e riciclati, ma  soprattutto, sono i padri indiscussi del talk show e dei one man show. Nomi come Jay Leno, David Letterman, Conan O’Brien o Jon Stewart gli altri paesi se li sognano. In Italia, per esempio, solo Luttazzi ha provato a creare qualcosa che assomigliasse a loro, ma sappiamo tutti come è andata a finire. Ebbene quest’anno gli Stati Uniti hanno assistito anche loro ad una situazione mediatica simile a quella passata da Luttazzi. Questa è la storia della Morte, Resurrezione (televisiva) di Conan O’Brien, capace di prendere il posto di Jay Leno alla guida del celebre Tonight Show, essere costretto a lasciare dopo soli sette mesi e tornare alla ribalta grazie alla clamorosa sommossa social-mediatica che ne è scaturita.

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nov
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The Bechdel Test

The Bechdel Test

Alison Bechdel, classe 1960,  è una fumettista statunitense. Di recente (2006) ha raggiunto una certa notorietà grazie alla sua ultima fatica, Fun Home. A Family Tragicomic: una novel che più che graphic, viene definita memoir novel per avere la caratteristica di essere un fumetto autobiografico. Più che parlare dello strepitoso successo raggiunto da questa autrice con il suo ultimo fumetto, vorrei raccontare perchè il suo nome sia oggi accostato ad un test cinematografico.

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nov
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Eureka! Le migliori invenzioni del 2010

Eureka! Le migliori invenzioni del 2010

Alla voce Invenzione, wikipedia scrive:

…è un’idea o una realizzazione che porta ad un avanzamento tecnologico. Secondo il gergo legale si intende una soluzione nuova ed originale di un problema tecnico. Essa può riguardare un prodotto o un processo.”

Si riferisce dunque a tutte quelle cose che, come nella Rivoluzione Industriale, hanno portato una serie di improvvise migliorie in grado di trasformare completamente qualsiasi panorama cui esse si riferiscono. La ferrovia ha cambiato completamente il modo di trasportare le merci (prima si cercava di sfruttare soprattutto sterminate reti di canali artificiali), le macchine hanno aumentato l’efficienza e la produttività, il telefono ha completamente rivoluzionato il modo di comunicare. Rendersi conto, oggi, di come le cose stiano cambiando, è però paradossalmente più difficile. Continue Reading…